Gino Rossetti

Gino Rossetti (La Spezia, 7 novembre 1904 – 16 maggio 1992) è stato un calciatore e allenatore di calcio italiano, di ruolo attaccante. Con 144 gol totali con la maglia del Torino si trova al 3º posto della classifica dei marcatori del club torinese dietro a Julio Libonatti (157).
Era conosciuto anche come Rossetti II per distinguerlo dal fratello Giuseppe.
Gino Rosetti, trasformato in Rossetti per un errore dell’anagrafe del comune della Spezia, è ricordato come giocatore del Trio delle meraviglie, l’attacco del Torino degli anni venti del ventesimo secolo che portò i granata alla vittoria del loro primo scudetto.
Suo fratello Giuseppe giocava nel Valparaiso, squadra della massima serie cilena.
Centrocampista sinistro, iniziò a giocare con la maglia delle giovanili dello Spezia, squadra che militava in II Divisione; nel campionato 1923-1924 rimase coinvolto nella sfida casalinga, alla penultima giornata, contro il Torino decisa da un suo gol: la partita fu sospesa più volte dall’arbitro per problemi creati dal pubblico. I piemontesi presentarono reclamo che venne accolto, consegnando alla squadra granata la vittoria a tavolino e la vittoria del girone solo dopo che le finali nazionali, giocate senza i piemontesi che nel frattempo erano stati considerati eliminati, erano state disputate.
Passato al Torino, contribuì alla conquista dello scudetto 1927-1928, segnando 23 reti. Con Adolfo Baloncieri e Julio Libonatti formò il trio delle meraviglie, punto di forza del poderoso attacco del Torino di quegli anni: nel campionato 1928-1929, perso contro il Bologna, la squadra segnò 117 reti in 32 partite. Rossetti chiuse il campionato segnando 36 gol in 27 partite.
Restò a Torino fino al 1933, giocando 219 partite di campionato e segnando 136 gol, a cui vanno aggiunte 2 presenze e 3 reti in Coppa dell’Europa Centrale. Con 144 gol totali con la maglia del Torino si trova al 4º posto della classifica dei marcatori del club torinese dietro a Julio Libonatti.

1932-33. L'acquisto di Rossetti. La Stampa

1932-33. L’acquisto di Rossetti. La Stampa

Il 3 giugno 1933 La Stampa annuncia il suo passaggio al Napoli per 120 mila lire, più un “bonus” di 5 mila in caso di qualificazione del Napoli alla Coppa Europa. Al giocatore vanno 35mila lire di “buona entrata” e uno stipendio mensile di 3mila lire. Un mese dopo sempre la Stampa lo definisce “pirotecnico”.

Il 18 dicembre 1933, dopo Torino-Napoli, scrive Vittorio Pozzo: “Rossetti è quello che era nel Torino: un giuocatore dagli ottimi mezzi tecnici, ma difettoso in fatto di ordine e di senso della misura”.

Nel 1937-1938 tornò granata. Alla fine della carriera passa allo Spezia dove era capitano ed allenatore in campo, in Serie B, e si ritirò dopo alcune partite negli anni successivi con il Macerata.
In Nazionale, con la quale aveva esordito a Ginevra il 30 gennaio 1927 in Svizzera-Italia (1-5), collezionò 13 presenze segnando 9 reti e vincendo la medaglia di bronzo ai Giochi olimpici di Amsterdam, nel 1928.
Cominciò come allenatore-giocatore nella Maceratese in Serie C nel 1939-1940 ed allenò la compagine marchigiana anche nell’annata seguente in Serie B.
Ebbe poi una parentesi in Serie C nella Ternana (chiamata all’epoca Polisportiva Mario Umberto Borzacchini) durante la stagione agonistica 1942-1943, squadra con la quale riuscì a raggiungere il traguardo dei play-off, poi persi a vantaggio della Salernitana. Durante la stagione agonistica 1945-1946 allenò l’U.R.S. La Chivasso in Seconda Divisione vincendo il campionato e la Coppa Regionale Federale di Torino.

Muore il 16 maggio del 1992 dopo tre anni di lotta contro il tumore.

rossetti2Il funerale nella parrocchia La Salute di Torino, città in cui era rimasto a vivere. Frequentava ancora la sede del Torino, dove incontrava Ellena, Gallea e altri ex calciatori, ma era ospite benvenuto nella sede della Juventus dove andava a giocare a scopa con Baldo Depetrini. Aveva rifiutato la presidenza dell’Associazione ex calciatori granata per cederla a Mario Gerbi.

 

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