Le maglie 2019/20

Le maglie della stagione 2019/20. Voci danno la Kappa in uscita dal Napoli, che sarebbe intenzionato a firmare per l’Adidas dall’anno venturo. La circostanza verrà poi smentita un mese dopo.

Koulibaly contro il razzismo su Players Tribune

Koulibaly scrive per a the Players Tribune un bellissimo intervento sul razzismo e sul suo amore per Napoli.

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Credo che i bambini capiscano il mondo meglio degli adulti.

Soprattutto per come vanno trattate le persone.

A volte la gente mi fa queste domande nelle interviste ed è difficile rispondere, mi chiedono: “Kouli, che cosa provi quando la gente ti fa ‘buu buu’? Non ti dà fastidio? Che cosa bisogna fare?”.

Finché non lo vivi, non riesci veramente a capirlo. È una cosa talmente brutta ed è difficile parlarne. Ma cercherò di spiegarti perché voglio far passare un messaggio molto importante a tutti i bambini che leggono questo. Prima di salutarci, ti racconterò della lezione più importante che ho imparato nella vita.

Ma prima di tutto, dobbiamo parlare di odio.

La prima volta che ho veramente vissuto il razzismo nel calcio è stato contro la Lazio qualche anno fa. Ogni volta che prendevo palla sentivo i tifosi che facevano dei versi da scimmia. Mi dicevo che forse me lo stavo solo immaginando. Quando è uscita la palla ho chiesto ai miei compagni: “ma lo fanno solo a me?”.

La partita è ripresa e mi sono accorto che alcuni tifosi della Lazio facevano ‘buu buu’ ogni volta che toccavo la palla. È impossibile sapere cosa sia meglio fare in quel momento. Ci sono stati dei momenti in cui sarei voluto uscire dal campo per mandare un messaggio, ma poi mi sono detto che era proprio quello che si aspettavano che facessi. Ricordo che mi dicevo “Perché lo fanno? Perché sono nero? Non è normale essere nero in questo mondo?”.

Stai facendo il gioco che ami come avevi fatto mille volte prima. Ti senti ferito. Ti senti insultato. Arrivi addirittura a un punto dove quasi ti vergogni.

Dopo un po’ l’arbitro, il Sig. Irrati, ha fermato il gioco, mi è corso incontro e mi ha detto: “Kalidou, sto con te, non ti preoccupare. Facciamo finire questi ‘buu’. Se non vuoi finire la partita fammi sapere”.

Penso che sia stato molto coraggioso, ma gli ho detto che volevo finire la partita. Hanno fatto un annuncio al pubblico e, dopo tre minuti, abbiamo ripreso a giocare. Ma i ‘buu’ non si sono fermati.

Dopo il fischio finale camminavo verso il tunnel ed ero arrabbiatissimo, ma poi mi sono ricordato di qualcosa di importante. Prima della partita c’era una giovane mascotte con cui sono entrato in campo mano nella mano, mi aveva chiesto la maglia e gli avevo promesso di dargliela dopo la gara. Quindi mi sono girato e sono andato a cercarlo. L’ho trovato sugli spalti e gli ho dato la mia maglia. E indovinate la prima cosa che mi ha detto?

“Chiedo scusa per quello che è successo.”

Mi ha colpito molto. Questo bambino chiedeva scusa per non so quanti adulti, e la prima cosa a cui pensava era come mi sentivo io.

Gli ho detto: “Non fa niente. Ti ringrazio. Ciao”.

Questo è lo spirito di un bambino. È questo che manca al mondo in questo momento. So che succedono questi episodi e non solo per il colore della pelle. Sento quello che dicono i tifosi ai miei compagni di squadra, chiamano i serbi “zingari” e chiamano pure un italiano come Lorenzo Insigne “napoletano di merda”.

Dobbiamo fare di meglio. Capita un episodio del genere e le società fanno un bel comunicato e poi succede di nuovo. Si vede invece quanto è cambiata la situazione in Inghilterra. Quando viene identificata la persona responsabile, viene radiata a vita dallo stadio. Spero che un giorno sarà così anche in Italia. Come fai a cambiare la gente? Come gli entri nel cuore?

Non ho le risposte a queste domande. Posso solo raccontarti la mia storia.

Magari le persone mi guardano e vedono solo un calciatore oppure un calciatore nero. Ma sono molto più di questo. Dico sempre ai miei migliori amici: “Se mi vedete come un calciatore e non come il piccolo Kouli, e non come il vostro amico, vuol dire che ho fallito nella vita”.

Sono cresciuto in Francia in una città che si chiama Saint-Dié, dove c’erano tanti immigrati: senegalesi, marocchini, turchi. I miei genitori venivano dal Senegal. In realtà, il mio padre è arrivato per primo, faceva il taglialegna. Sì, un vero taglialegna francese. Esistono veramente. Prima di trovare quel lavoro era andato a Parigi senza documenti e aveva lavorato in una fabbrica tessile. Sette giorni su sette, anche il sabato e la domenica. Lo ha fatto per cinque anni in modo da mettere da parte abbastanza soldi per portare mia madre in Francia. E poi il piccolo Kalidou è nato a Saint-Dié. (Hanno preso ispirazione per il mio nome dal Corano).

Mia madre racconta spesso della prima volta che siamo tornati in Senegal. Avevo sei anni e un po’ di paura. Era la prima volta che vedevo i miei nonni e i miei cugini ed era uno shock vedere come viveva la gente in altre parti del mondo. Tutti i bambini correvano scalzi e ci ero rimasto male.

Mia madre dice che le supplicavo di andare al negozio e comprare delle scarpe per tutti, così potevo giocare a calcio con loro.

Ma mia madre mi disse: “Kalidou, togliti le scarpe. Vai a giocare come loro”.

Alla fine mi sono tolto le scarpe di corsa e sono andato a giocare a piedi nudi con i miei cugini, ed è qui che inizia la mia storia con il calcio. Quando siamo tornati in Francia giocavo tutti i giorni in un piccolo parco vicino a casa. Il campo era metà erba e metà cemento e spesso dovevamo fermare il gioco per lasciare passare le macchine. C’erano tantissimi immigrati nel quartiere quindi giocavamo Senegal contro Marocco, Turchia-Francia, Turchia-Senegal.

Era come il mondiale tutti i giorni.

Era il tipo di quartiere dove, come posso dire? Se tua madre aveva bisogno di qualcosa, non andavi prima al negozio, andavi dal vicino. Nessuna porta ti era chiusa, capito? Andavo dalla nostra vicina e chiedevo: “Ciao, Mohammed c’è?”.

Sua madre mi diceva: “No, è uscito. Ma vuoi giocare con la PlayStation?”.

Io non avevo la PlayStation a casa mia, quindi entravo, mi toglievo le scarpe e mi rilassavo come se fosse casa mia. Ero il benvenuto.

Se la nostra vicina mi diceva: “Kalidou, vai al negozio a prendere del pane”, andavo al negozio come se me l’avesse chiesto mia madre.

Quando cresci in un ambiente del genere sono tutti tuoi fratelli. Eravamo neri, bianchi, arabi, africani, musulmani, cristiani, sì ma eravamo tutti francesi. Avevamo tutti fame, quindi si andava a mangiare tutti cucina turca, o venivano tutti a casa mia a mangiare piatti senegalesi.

Eravamo neri, bianchi, arabi, africani, musulmani, cristiani, sì ma eravamo tutti francesi.
Sì, abbiamo le nostre differenze ma siamo tutti uguali.

Ricordo che durante il mondiale del 2002 dovevamo andare a scuola durante Francia-Senegal. Il torneo si svolgeva in Giappone e c’era il fuso orario. Eravamo tutti usciti durante l’intervallo e giocammo come se fosse la finale della Coppa del Mondo e poi dovemmo rientrare a lezione. Eravamo molto tristi.

La partita iniziava alle 14.

Alle 13:59 il nostro maestro ci disse: “Dai, aprite i vostri libri.”

Noi aprimmo i nostri libri ma sognavamo, nessuno riusciva a pensare di leggere. Avevamo in mente Henry, Zizou, Diouf…

Passarono due, tre minuti, poi il nostro maestro guardò il suo orologio e disse: “Ok, mettete via i vostri libri.”

Pensammo tra noi: “Che succede? Cosa sta dicendo?”.

Poi disse: “Ora guarderemo un film molto formativo che sono sicuro troverete molto noioso.”

Prese il telecomando e sintonizzò la piccola TV dell’aula sulla partita.

Ci disse: “Rimane il nostro segreto, va bene?”.

Fu uno dei momenti più belli della mia vita. Eravamo in 25 in classe: turchi, marocchini, senegalesi, francesi, ma eravamo tutti insieme. Ricordo perfettamente che dopo la vittoria del Senegal camminavo verso casa e vedevo tutti i genitori dei miei amici senegalesi che ballavano per strada. E poi, visto che erano tutti così contenti, anche i genitori dei turchi e francesi iniziarono a ballare con loro.

Questo ricordo mi è rimasto impresso perché è questo il calcio. Il mio quartiere è così.

Puoi avere tutto nella vita: puoi avere soldi, belle macchine, ma ci sono tre cose che non si possono comprare: l’amicizia, la famiglia e la serenità.

Queste sono le cose più importanti della vita. Non si comprano da nessuna parte. È questa la lezione più importante che possiamo insegnare ai nostri figli. I miei genitori me lo hanno insegnato. Del calcio non gli importava davvero nulla.

I miei genitori non venivano mai a vedermi giocare. Mio padre venne una volta, mia madre mai. Ma a volte guardavano le grandi partite con me quando le davano alla TV. Nella mia testa mi dicevo che se non fossero venuti allo stadio allora avrei dovuto portarceli io.

Avrei dovuto giocare partite che davano in TV, in questo modo mi avrebbero guardato.

Non dimenticherò mai della mia prima convocazione in prima squadra a Metz. Sono entrato verso la fine e sapevo che trasmettevano la partita in TV. Subito dopo la partita chiamai mia madre e le chiesi: “Mamma, hai visto? Sei contenta?”.

Mi disse: “Contenta? Giochi sempre a calcio. È normale. È quello che ti piace, no? Solo che ora giochi in TV. È bello”.

Non lo diceva con cattiveria, lei è così. Per lei era lo stesso gioco che facevo da bambino. Forse sarebbe meglio se più persone la vedessero in questo modo. Il calcio è un gioco che deve unire le persone, no? Ho girato il mondo grazie al calcio. Sono andato a Genk in Belgio e poi a Napoli in Italia. Ho imparato tante lingue e ho conosciuto tante persone.

C’è un detto che recita: “Quando impari tutte le lingue, puoi aprire tutte le porte”.

Non ti mento, sono colpevole anch’io di aver avuto pregiudizi su certi luoghi e certe persone. Prima di venire a Napoli ero in ansia perché non sapevo parlare la lingua e la gente parlava male della mafia e così via. Non ci ero mai stato, quindi non sapevo se raccontassero la verità.

Quando impari tutte le lingue, puoi aprire tutte le porte.
Ti racconto una storia divertente.

Giocavo al Genk in Belgio e il mio amico Ahmed sarebbe venuto a stare da me per qualche giorno. Stavo aspettando che arrivasse in stazione quando ricevetti una chiamata da un numero sconosciuto.

Risposi in inglese: “Pronto, chi parla?”

“Buon giorno, sono Rafa Benitez.”.

Gli dissi: “Dai Ahmed, smettila di prendermi in giro. Sono qui ad aspettarti” e attaccai.

Mi chiamò di nuovo e iniziai ad arrabbiarmi.

Gli dissi: “Dai Ahmed, basta. Sono qui. A che ora arrivi?”.

“Pronto? Sono Rafa Benitez”.

Attaccai di nuovo il telefono.

Poi mi chiamò il mio procuratore e risposi.

“Ciao Kouli, come stai? Hai già parlato con Rafa Benitez del Napoli? Ti chiamerà.”

Gli risposi: “Cosa? Ma stai scherzando? Credo che mi abbia appena chiamato. Pensavo che fosse il mio amico a farmi uno scherzo!”.

Il mio procuratore allora chiamò Rafa per spiegargli cosa che era successo così lui mi richiamò e io risposi come se niente fosse.

Gli dissi: “Hello, Rafa! Hello! Bonjour! Hola! Hello!”

“Ciao, vuoi che parli in inglese?”

“Come preferisce, possiamo parlare nella lingua che vuole.”

Alla fine abbiamo parlato in francese.

Mi fece mille domande: “Sei fidanzato, ti piace andare a ballare, conosci la città, i giocatori?”

Gli risposi: “Allora mister, conosco Hamsik”.

A dir la verità non conoscevo veramente i giocatori e non sapevo niente della città ma ovviamente conoscevo Rafa Benitez e tutto quello che mi disse mi fece un’ottima impressione.

Dopo la telefonata chiamai subito il mio procuratore e gli dissi: “Fai tutto quello che devi fare. Andiamo a Napoli”.

Mancavano solo 48 ore alla fine del mercato di gennaio e il Napoli non riuscì a raggiungere un accordo con il Genk. Ma Rafa mantenne la parola e mi prese quell’estate. Quando arrivai per le visite mediche ero ansioso perché non parlavo ancora l’italiano. Il presidente De Laurentiis mi salutò nel corridoio.

Ti racconto un aneddoto.

De Laurentiis mi guardò un po’ storto e mi disse: “Quindi sei tu Koulibaly?”

“Sì, sono Koulibaly”

“Ma non sei alto? Ma non eri alto 1,92?”

“No, presidente, sono alto 1,86”

“Mannaggia! C’è scritto dappertutto che sei 1,92! Devo parlare con il Genk per avere dei soldi indietro!”

“Nessun problema, presidente. Paghi pure il prezzo pieno, gli darò ogni centimetro in campo, non si preoccupi”.

Gli piacque molto questa frase. Si mise a ridere e mi disse: “Va bene, sei il benvenuto qui a Napoli, Koulibaly. Benvenuto”.

Nessun problema, presidente. Paghi pure il prezzo pieno, gli darò ogni centimetro in campo, non si preoccupi.
Dopo le visite mediche, Rafa mi portò a pranzo e la prima cosa che fece dopo che ci eravamo seduti, prima ancora che ci portassero i menù, fu di prendere tutti i bicchieri di vino dalle altre tavole. Li mise sul tavolo e li sistemò. Nella mia testa, mi dicevo, ‘Che sta facendo? È pazzo?’.

Lui mi disse: “Ok, ora ti faccio vedere la tattica.”

Poi arrivò il cameriere e il mister spostò i bicchieri qua e là dicendo: “Noi giochiamo così. Vai qua, poi vai là, capito? Ora bisogna imparare due cose in fretta. Devi imparare la nostra tattica e devi imparare l’italiano”.

“Va bene, mister”.

Quando poi tornai da una breve vacanza Rafa mi chiuse in una stanza con il match analyst e mi fece vedere le mie giocate migliori. Lanci bellissimi, dribbling e interventi in scivolata.

Mi disse: “Questo, questo e quest’altro…”

“Bello, no?”

“Non fare più queste cazzate.”

“Ma ho preso la palla!”

“Questo è culo! Hai recuperato la palla grazie alla tua forza fisica. Se il tuo avversario fosse stato più intelligente, saresti stato in difficoltà.”

Poi mi fece vedere altre immagini. Niente di che. Azioni normali.

Sorrise e disse: “Così. Così va bene. Va benissimo così.”

“Mister, ma sono giocate semplici.”

“Appunto Kouli”.

Questo la dice lunga sulla mia esperienza qui. Ero un ragazzo quando sono arrivato in Italia. Sono diventato un calciatore migliore perché ho imparato la tattica ad alti livelli. Sono così precisi qui sulla tattica, ma la cosa più importante è che sono diventato un vero uomo di famiglia e un vero napoletano.

Anche quando torno a casa in Francia ormai, i miei amici non mi chiamano più “il senegalese” o “il francese”, ma dicono: “Ecco il napoletano”.

Napoli è una città che ama la gente. Mi ricorda l’Africa perché c’è tanto affetto. La gente vuole toccarti, vuole parlarti. La gente non ti tollera, ti ama. I miei vicini mi vedono come un figlio. Da quando sono arrivato a Napoli sono un uomo diverso. Sono davvero tranquillo.

La cosa più bella è che mio figlio è nato qui. Non mi scorderò mai di quel giorno perché è una storia pazzesca che riassume perfettamente Napoli.

Mia moglie era andata in ospedale la mattina e quella sera avremmo giocato contro il Sassuolo in casa. Eravamo in sala video ed il mio telefono continuava a vibrare. Di solito lo spengo ma ero preoccupato per mia moglie.

Mi aveva chiamato cinque o sei volte.

Il nostro allenatore all’epoca era Maurizio Sarri. È un tipo molto intenso, quindi non volevo rispondere. Alla fine uscii di corsa, risposi al telefono e mia moglie mi disse: “Devi venire subito, nostro figlio sta arrivando”.

Allora andai da Sarri e gli dissi: “Mister, mi scusi ma devo andare. Sta nascendo mio figlio!”.

Sarri mi guardò e mi rispose: “No, no, no. Ho bisogno di te stasera, Kouli. Mi servi davvero. Non puoi andare”.

Gli dissi: “Sta per nascere mio figlio, mister. Faccia quello che vuole. Mi dia una multa, una squalifica, non mi importa. Io vado”.

Sarri sembrava così stressato e fumava una sigaretta. Fumava, fumava e rifletteva e poi alla fine disse: “Va bene puoi andare in ospedale ma poi devi tornare per la partita stasera. Ho bisogno di te, Kouli!”.

Andai di corsa in ospedale. Se non sei diventato padre per la prima volta, non puoi capire questa sensazione. Non puoi perderti la nascita di tuo figlio. Arrivai a mezzogiorno e, grazie a Dio, alle 13:30 era nato un piccolo napoletano. L’abbiamo chiamato Seni. È stato il giorno più bello della mia vita.

Alle 16 mi chiamò il mister. Questo tipo, devi capire… è pazzo. Lo dico nel senso positivo ma è pazzo!

Mi disse: “Kouli? Ma torni? Ho bisogno di te. Ho veramente bisogno di te. Ti prego!”

Mia moglie stava ancora recuperando le forze e probabilmente anche lei aveva bisogno di me. Ma non volevo deludere i miei compagni di squadra perché gli voglio davvero bene. E amo la città di Napoli. Mia moglie mi disse di andarci e io andai allo stadio. Stavo iniziando a prepararmi per giocare e Sarri entrò negli spogliatoi e attaccò l’undici di partenza al muro. Io cercavo, cercavo…

Non c’era il mio numero.

Gli chiesi: “Mister, ma sta scherzando?”

“Cosa? È una mia scelta.”

Mi aveva messo in panchina!

Non mi aveva messo neanche titolare!

Gli dissi: “Mister, mio figlio, mia moglie. Li ho lasciati lì. Mi ha detto che aveva bisogno di me.”

“Sì, abbiamo bisogno di te in panchina.”

Tutto quel casino e non giocavo neanche titolare!

Ora che ci penso, mi viene da ridere, ma in quel momento mi veniva da piangere.

Magari pensi che questa sia una storia negativa. Ma per me questa storia è tutto quello che amo di Napoli. Se la dovessi spiegare, non si capirebbe. È come cercare di spiegare una battuta. Devi venire in città e la sentirai. È pazza sì. Ma calda.

Forse mi conosci un po’ meglio ormai.

Sì, sono un calciatore.

Sono un calciatore nero.

Ma non sono solo questo.

Sono musulmano. Sono senegalese. Sono francese. Sono napoletano.

E sono un padre.

Ho girato tutto il mondo, ho imparato tante lingue e aperto tante porte. Ho avuto la fortuna di guadagnare tanti soldi. Ma ti ricorderò ancora della lezione più importante che ho imparato.

Ci sono tre cose che non si possono comprare da nessuna parte: l’amicizia, la famiglia e la serenità.

Lo abbiamo capito da bambini a Saint-Dié e voglio che anche mio figlio lo capisca.

Spero che un giorno lo capiranno anche quelli che mi fanno ‘buu’.

Sì, forse siamo diversi.

Ma siamo tutti fratelli.

Striscioni degli ultrà contro De Laurentiis

Estate 2018, la contestazione degli ultrà

Dura contestazione dei tifosi della Curva A nei confronti del presidente del Napoli, Aurelio De Laurentiis. Oggi, in diversi punti della città, sono apparsi grandi striscioni con pesanti insulti e attacchi personali contro il patron della società azzurra. Uno è stato esposto davanti al Maschio Angioino, un altro nei pressi del museo Archeologico Nazionale. In totale si tratta di quattro striscioni affissi in diverse zone del capoluogo partenopeo che esprimono il malcontento di una parte della tifoseria per il comportamento del club nel mercato.

De Laurentiis replica: “”Curva A e Curva B fanno il loro mestiere, lo stanno facendo da anni e non sono allineati sulla nostra visione di un calcio universale e imprenditoriale”

Le maglie 2018/19

Il Napoli e il suo sponsor tecnico Kappa hanno presentato la nuova prima maglia, un modello Kombat, aderente ed elastica. La novità è il pattern geometrico sull’azzurro nel quale si intravede il muso di una “pantera ruggente” che “esprime spirito competitivo e istinto animale”. Insieme alla prima maglia sono state presentate anche le due utilizzate dai portieri: qui al posto della pantera c’è un serpente, la cui pelle ricopre la parte anteriore, mentre sul retro è disegnata la testa. La prima è verde, l’altra è arancione.

Annunciato un accordo con Amazon, sul cui sito è stato lanciato un “brandstore” raggiungibile da Italia, Francia, Germania, Spagna e Inghilterra.

Carlo Ancelotti

Carlo Ancelotti (Reggiolo, 10 giugno 1959) è un allenatore di calcio ed ex calciatore italiano, di ruolo centrocampista, tecnico del Napoli.

Da giocatore ha esordito in Serie C nel Parma per poi passare dapprima alla Roma, dove ha vinto lo scudetto, e poi al Milan di Sacchi, dove ha vinto due scudetti e due Coppe dei Campioni consecutive.

Ha iniziato la carriera di allenatore, dopo essere stato vice del CT Sacchi ai mondiali del 1994, nella Reggiana in Serie B. È passato poi al Parma, alla Juventus e al Milan (2001-2009). Negli anni con la squadra rossonera ha vinto uno scudetto, una Coppa Italia, una Supercoppa italiana, due Champions League, due Supercoppe europee e un Mondiale per club. Tra il 2009 e il 2011 è stato sulla panchina del Chelsea, firmando una doppietta Premier League-FA Cup. Nella stagione 2011-2012 è subentrato in corsa sulla panchina del Paris Saint-Germain, vincendo la Ligue 1 al secondo tentativo nel 2013. Nell’estate del 2013 è stato ingaggiato dal Real Madrid, dove ha conquistato la Coppa del Re e la Champions League. Approdato al Bayern Monaco nel 2016, ha vinto la Bundesliga. È uno dei cinque allenatori (insieme a Tomislav Ivić, Ernst Happel, José Mourinho e Giovanni Trapattoni) ad aver vinto il massimo campionato di 4 paesi diversi (Premier League, Serie A, Bundesliga e Ligue 1).[3]

Nella sua carriera ha vinto la Coppa dei Campioni/Champions League due volte da calciatore (con il Milan) e tre volte da allenatore (due con il Milan e una con il Real Madrid), stabilendo in questo caso un record condiviso solo con Bob Paisley e Zinédine Zidane. La conquista della coppa con la stessa squadra sia in campo che in panchina è riuscita anche a Miguel Muñoz, Josep Guardiola e Zinédine Zidane, mentre con squadre diverse è riuscita anche a Giovanni Trapattoni, Johan Cruijff e Frank Rijkaard.[4][5] Considerato uno dei migliori allenatori al mondo[6][7][8][9] e soprannominato Carlo Magno dalla stampa spagnola,[10][11] nel 2014 entra a far parte della Hall of Fame del calcio italiano.

Ancelotti inizia a giocare a calcio nella squadra del suo paese natale, il Reggiolo, dove entra a far parte della formazione Juniores.[12] A 16 anni passa alle giovanili del Parma[13] Dopo l’esordio nella stagione 1976-77, e le ventuno presenze (con otto reti) dell’anno successivo, nel 1978-79 Ancelotti è ormai diventato un tassello fondamentale della formazione parmense. In panchina è arrivato Cesare Maldini, che ha intuito le doti di centrocampista di Ancelotti ma anche il suo fiuto per il gol, e lo schiera come attaccante arretrato alle spalle delle punte di ruolo[14]. Il secondo posto conquistato nel girone A della C1 porta il Parma allo spareggio. A Vicenza, contro la Triestina, il diciannovenne Ancelotti è l’eroe della promozione: sull’1-1 segna la doppietta che regala la Serie B al Parma.[15]

Quel giorno, in tribuna al Menti, c’è lo stato maggiore della Roma al completo: il presidente Dino Viola, il tecnico Liedholm, il ds Luciano Moggi. Liedholm vuole a tutti i costi il gioiellino del Parma, ma non è il solo. Le mani avanti le ha messe anche l’Inter, che addirittura lo ha vestito di nerazzurro in un’amichevole contro l’Hertha Berlino a San Siro nel maggio 1978[16]. Sembra fatta, ma a Milano temporeggiano e la Roma va avanti. Trattativa estenuante, il presidente del Parma vorrebbe portarsi il campioncino tra i cadetti, ma Viola dà carta bianca a Moggi che spara alto: valutazione un miliardo e mezzo, per l’appena ventenne Ancelotti. Nelle casse del Parma finiscono 750 milioni per la metà del cartellino.

Roma

Ancelotti alla Roma nella stagione 1983-1984
Una volta in forza ai capitolini, il tecnico Nils Liedholm decide di spostare Ancelotti in una posizione arretrata, impiegandolo come mediano, ruolo che ne esaltava le doti.[14] L’esordio in Serie A arriva il 16 settembre 1979 in un Roma-Milan, terminato a reti inviolate.[14]

Durante il suo periodo in giallorosso, Ancelotti è afflitto dagli infortuni alle ginocchia. S’infortuna due volte al ginocchio destro: dapprima nell’ottobre 1981 (durante una partita contro la Fiorentina), e poi in un allenamento del gennaio 1982, alla vigilia dell’incontro con l’Ascoli[17]. Poi, è la volta del ginocchio sinistro, nel dicembre 1983, durante una gara contro la Juventus[18]. Questi infortuni gli impediscono di saggiare il campo con continuità nelle stagioni 1981-1982 e, soprattutto, 1983-1984, tenendolo fuori dalla fase conclusiva della Coppa dei Campioni di quell’anno,[18] persa dai capitolini in casa contro il Liverpool dopo i rigori[19]. Nel 1985, Ancelotti diviene capitano della squadra. Il suo bilancio, alla fine dei suoi otto anni in giallorosso, è di uno scudetto (1982-1983) e 4 Coppe Italia (1979-1980, 1980-1981, nella cui finale di andata realizzò una rete, 1983-1984 e 1985-1986).

Milan

Ancelotti con la maglia del Milan nel 1988-1989
Nel 1987, il Milan lo preleva dai capitolini per la cifra di 5,8 miliardi di lire.[20] Con la squadra rossonera, s’impone in quasi tutte le competizioni. Vince subito lo scudetto 1987-1988 e si laurea Supercampione d’Italia all’inizio della stagione seguente. Nelle due stagioni successive, vince per due volte consecutive la Coppa dei Campioni, la Coppa Intercontinentale e la Supercoppa europea. Chiude la carriera nel 1992, a 33 anni, con il suo terzo scudetto personale, il secondo a Milano. Nell’ultima partita a San Siro realizza anche una doppietta nella gara contro il Verona[21], vinta per 4-0 dai rossoneri.

Nazionale
Vanta 26 presenze e un gol con la maglia della Nazionale italiana, con la quale prende parte (pur senza scendere in campo) ai Mondiali di Messico 1986 e, successivamente, agli Europei 1988 e ai Mondiali di Italia 1990, durante i quali è protagonista attivo in campo.

Il suo unico goal azzurro risale all’esordio in Nazionale, il 6 gennaio 1981, durante la gara Paesi Bassi-Italia (1-1), valida per il Mundialito 1980/81; nel torneo, risulta l’unico marcatore azzurro. Gli infortuni al ginocchio gli impediscono di prender parte alla spedizione di Spagna 1982, così, per rivederlo nella lista dei convocati azzurri in un grande torneo occorre attendere il 1986: è l’anno del Mondiale in Messico. Ancelotti è nella lista dei 22 convocati da Bearzot, ma le caratteristiche altimetriche della zona (circa 2.000 m s.l.m.) lo penalizzano nei test atletici, tant’è che il centrocampista reggiano rimane in tribuna per tutta la durata del torneo, a vantaggio di Fernando De Napoli.[22]

Ancelotti (a destra) in azzurro, sul podio dei Mondiali di Italia ’90.
Nel 1988, è tra i convocati della giovane Nazionale che, guidata da Azeglio Vicini, arriva alla semifinale degli Europei di Germania; nel torneo, scende in campo in tutte le gare disputate dagli azzurri. Nei successivi Mondiali italiani del 1990, gioca invece soltanto 3 gare (tra cui la finale del terzo posto) anche a causa di una contrattura al quadricipite femorale della coscia destra[23] (postumo di uno strappo muscolare)[24], subita nel corso della gara d’esordio contro l’Austria.[25]

Allenatore
Inizi, Reggiana e Parma
Ancelotti inizia la carriera di allenatore come vice di Arrigo Sacchi nella Nazionale italiana tra il 1992 e il 1995.

Ancelotti al Parma nella stagione 1996-1997.
Nel 1995 passa in forza alla Reggiana, in Serie B, dove conquista il quarto posto e la promozione in Serie A. L’anno successivo è ingaggiato dal Parma. Nei due anni trascorsi in Emilia, ottiene al primo anno uno storico secondo posto con qualificazione ai preliminari di Champions League e, all’anno seguente, una quinta posizione, che vale la qualificazione alla Coppa UEFA. Il rendimento del primo anno a Parma costituisce ancora un record assoluto per la compagine emiliana.

Juventus
Nel febbraio 1999 subentra in corsa a Marcello Lippi alla guida della Juventus, che guida alla semifinale di Champions League persa contro il Manchester United, poi vincitore della competizione. In campionato la squadra bianconera si piazza quinta a pari merito con Roma e Udinese: lo spareggio di fine campionato contro i friulani (vincitori per la regola dei gol fuori casa) condanna i bianconeri a disputare la Coppa Intertoto. In estate la Juventus di Ancelotti si aggiudica la Coppa Intertoto e ottiene così la qualificazione alla Coppa UEFA, dalla quale sarà eliminata agli ottavi dagli spagnoli del Celta Vigo (vittoria di misura a Torino e sconfitta 4-0 in Galizia). Nella Serie A 1999-2000 la squadra bianconera domina il girone di ritorno, ma finisce dietro la Lazio, in virtù della sconfitta, maturata all’ultima giornata, sul campo del Perugia. Durante la stagione seguente Ancelotti è ancora sulla panchina dei bianconeri, che porta al secondo secondo posto di fila, stavolta alle spalle della Roma. Nonostante i 144 punti in due anni, in giugno si conclude il rapporto, mai idilliaco, tra Ancelotti e il club torinese: gli stessi tifosi bianconeri lo avevano contestato sin dal giorno del suo arrivo, a causa del passato da giocatore delle grandi avversarie, Milan e Roma.

Milan
Dopo esser rimasto senza panchina, il 5 novembre 2001 è chiamato a sostituire in corso d’opera l’allenatore Fatih Terim sulla panchina del Milan. A fine stagione, giunge al quarto posto, aggiudicandosi la possibilità di partecipare ai preliminari di Champions League.

Nella stagione seguente sfiora il treble, vincendo la finale di Champions League all’Old Trafford di Manchester contro la Juventus (0-0 dopo i tempi regolamentari, 3-2 dopo i rigori) e la Coppa Italia contro la Roma. In Campionato, dopo un girone d’andata chiuso da “campione d’inverno”, finisce soltanto 3° dietro Juventus e Inter (pur vincendo il maggior numero di scontri diretti contro le avversarie).

Uno dei suoi meriti più grandi da allenatore è il definitivo spostamento di Andrea Pirlo da mezzapunta a regista di centrocampo.[26] Questa soluzione, già sperimentata nel 2000 da Carlo Mazzone al Brescia, dove il trequartista era Roberto Baggio,[27] avrebbe dato ottimi risultati e avrebbe portato il giocatore bresciano a laurearsi in quel ruolo campione del mondo nel 2006.

La stagione successiva parte male, con la sconfitta ai rigori nella finale di Supercoppa italiana disputata negli Stati Uniti contro la Juventus. Ancelotti si rifà vincendo la Supercoppa europea contro il Porto di José Mourinho e vincendo con largo anticipo lo scudetto, dopo un lungo duello con la Roma, deciso proprio dalla vittoria dei rossoneri nello scontro diretto.[28] Non riesce, però, a conquistare a dicembre la Coppa Intercontinentale, battuto ai rigori dal Boca Juniors (1-1 dopo i tempi regolamentari), né a bissare il successo in Champions League, a causa della remuntada subita dal Deportivo La Coruña: la squadra galiziana, dopo il 4-1 subito a Milano, ribalta il risultato, vincendo 4-0 la gara di ritorno al Riazor.

La stagione 2004-2005 comincia con la vittoria della Supercoppa italiana contro la Lazio; tuttavia, il Milan non riesce a ripetersi in campionato e deve accontentarsi del secondo posto. Inoltre, il 25 maggio 2005, il Milan perde la finale della più prestigiosa manifestazione continentale per club contro il Liverpool allo stadio Atatürk di Istanbul: in vantaggio di 3 goal, si fa rimontare in soli 6 minuti, per poi a perdere ai rigori, dopo un assalto durato per tutto il secondo tempo e i supplementari.

Anche la stagione 2005-2006 ricalca la falsariga della precedente: il Milan è altamente competitivo in tutte le manifestazioni, ma non riesce a portare a casa alcun titolo. I rossoneri finiscono secondi dietro la Juventus in campionato e vanno fuori nelle semifinali di Champions League, eliminati dai futuri campioni del Barcellona (0-1 in casa e 0-0 in Catalogna).

Ancelotti insieme a Ronaldinho, David Beckham e Kaká nel 2008.
A seguito della vicenda di Calciopoli, la stagione 2006-2007 vede il Milan ai blocchi di partenza con una penalizzazione iniziale di 8 punti. I rossoneri, costretti a inseguire, non riescono a imporsi nel derby con l’Inter (che si aggiudicherà il titolo) e finiscono fuori anche dalla Coppa Italia, dopo la semifinale persa contro la Roma per 3-1. In Europa, però, il Milan è protagonista di una primavera gagliarda, nella quale sconfigge nettamente squadre blasonate come il Bayern Monaco e il Manchester Utd, prima di alzare la settima Champions League nella cornice dello Stadio Olimpico di Atene, il 23 maggio 2007, contro il Liverpool. A condannare la squadra che due anni prima aveva compiuto una grande rimonta in Turchia, è una doppietta di Filippo Inzaghi.

Grazie a questa vittoria, il Milan accede direttamente al tabellone della Champions League 2007-2008, senza passare ai preliminari.

Il 31 agosto 2007, Ancelotti conquista la sua seconda Supercoppa Europea da allenatore, questa volta contro il Siviglia, grazie ai gol di Filippo Inzaghi, Marek Jankulovski e Kaká. Il 16 dicembre, Ancelotti chiude il ciclo di vittorie alzando la Coppa del mondo per club a Yokohama, dopo una finale-rivincita con il Boca Juniors, vinta per 4-2. Il tecnico di Reggiolo diviene così il terzo allenatore a vincere tale manifestazione dopo averla già conquistata da giocatore.

Secondo l’Istituto Internazionale di Storia e Statistica del Calcio, Carlo Ancelotti è stato il miglior allenatore dell’anno nel 2007. Il tecnico del Milan ha ottenuto 193 punti, precedendo Alex Ferguson (Manchester United, 134) e Juande Ramos (Siviglia, poi passato al Tottenham, 104).[29][30][31]

La stagione 2007-2008, si conclude con i rossoneri al quinto posto in Serie A. Per la prima volta nel corso della gestione Ancelotti, i rossoneri non ottengono la qualificazione alla Champions League.

Nel 2008-2009 il Milan di Ancelotti, nonostante un avvio brillante (raggiunge la testa della classifica alla decima giornata dopo che aveva ottenuto 0 punti nelle prime due partite), non va oltre il terzo posto in Serie A e non si qualifica per gli ottavi di finale di Coppa UEFA. Ancelotti riceve anche la sua prima espulsione da allenatore rossonero l’11 aprile 2009 per proteste, nella partita esterna contro il Chievo, a quasi otto anni dal suo esordio come tecnico del Milan. In precedenza, era stato allontanato dal direttore di gara per due volte ai tempi del Parma.[32]

Al termine dell’ultima giornata della Serie A 2008-2009, l’allenatore emiliano, confermando le numerose voci dei mesi precedenti[33], dichiara ai giornalisti di aver deciso, consensualmente con la società, di interrompere il suo rapporto contrattuale con il Milan con un anno di anticipo.[34] Con le sue 420 partite da allenatore negli 8 anni in rossonero[35], diventa il secondo tecnico per numero di presenze nel Milan dopo Nereo Rocco (459[36][37]).[21][38][39]

Chelsea

Ancelotti e John Terry festeggiano il double Premier League-FA Cup conseguito con il Chelsea nel 2010
Il 1º giugno 2009, il Chelsea ufficializza l’ingaggio di Carlo Ancelotti come nuovo allenatore.[40] Il 9 agosto, alla prima partita ufficiale sulla panchina inglese, conquista il Community Shield, battendo per 4-1 ai rigori il Manchester United, dopo il 2-2 dei 90′ regolamentari. Vince il proprio girone eliminatorio in Champions League, ma viene eliminato dall’Inter (che era anche stata l’ultima italiana a vincere in Inghilterra contro l’Arsenal nella stagione 2003-2004): le sconfitte per 2-1 a San Siro e 1-0 a Stamford Bridge allontanano subito Carlo Ancelotti dal principale obiettivo stagionale, come dichiarato in sede di ingaggio dal patron Roman Abramovich.[41] Il 9 maggio 2010, conquista la sua prima Premier League, grazie alla sonora vittoria per 8-0 contro il Wigan a Stamford Bridge; il Chelsea stabilisce anche il record di reti stagionali in Premier League (103).[42] Ancelotti è, così, il primo allenatore italiano a vincere il campionato inglese e il secondo straniero a farlo alla prima stagione in Inghilterra, dopo José Mourinho.[43] Il 15 maggio 2010, vincendo la FA Cup contro il Portsmouth con il risultato di 1-0, è stato anche il primo allenatore nella storia dei Blues a conseguire il double Premier League-FA Cup (ma non il primo a conseguire un double in assoluto nel Chelsea, dato che il primo fu José Mourinho con l’accoppiata Campionato-Coppa di Lega).[44]

Il 22 maggio 2011, in seguito a una stagione inferiore alle aspettative con un secondo posto in campionato e l’eliminazione in Champions League ai quarti di finale contro il Manchester United, il Chelsea decide di esonerare Ancelotti.[45][46][47] Il suo punteggio (71) fu il record negativo da quando Abramovich è proprietario della squadra londinese, poi superato in negativo dal bilancio della stagione 2015-16 (50).[48]

Paris Saint-Germain

Ancelotti in conferenza al Paris Saint-Germain nel 2012
Dopo sei mesi senza allenare, durante i quali è opinionista nelle partite di Champions League per Sky,[49] il 30 dicembre 2011 viene ingaggiato dal Paris Saint-Germain;[50] sostituisce Antoine Kombouaré (il quale aveva portato la squadra parigina a chiudere il girone di andata della Ligue 1 2011-2012 al primo posto).[51] Con un ingaggio da 13,5 milioni di euro lordi l’anno, Ancelotti è all’epoca il secondo allenatore più pagato al mondo dopo José Mourinho:[52] secondo un’inchiesta della rivista specializzata brasiliana Pluri Consultoria del 2012, però, con 7,4 milioni di euro netti rispetto ai 7,3 di Mourinho, risulta essere proprio Ancelotti l’allenatore che guadagna di più al mondo.[52]

Il suo esordio ufficiale alla guida del PSG arriva l’8 gennaio 2012 nella partita valida per i trentaduesimi di finale della Coppa di Francia 2011-2012: vittoria per 2-1 in casa del Saint-Colomban Locminé e passaggio del turno.[53][54] Dopo la vittoria all’esordio, Ancelotti porta i suoi ad altri 4 successi (3 in campionato e una in Coppa di Francia), diventando il primo allenatore del Paris Saint-Germain a vincere le prime 5 gare disputate sotto la propria guida.[55][56] La striscia di risultati utili consecutivi si ferma dopo 12 gare (8 vittorie e 4 pareggi), con la sconfitta casalinga nei quarti di finale di Coppa di Francia contro l’Olympique Lione del 21 marzo 2012, che decreta anche l’eliminazione della squadra parigina dalla competizione.[57][58] Nelle ultime partite di campionato, la squadra di Ancelotti dilapida il vantaggio accumulato nel girone d’andata: ne approfitta il Montpellier, che si aggiudica la Ligue 1 all’ultima giornata[59] con 3 punti di vantaggio sui parigini.[60]

Nella seconda stagione, l’ex-allenatore del Chelsea porta il PSG ai quarti di finale di Coppa di Lega (eliminazione ai rigori contro il Saint-Étienne, poi vincitore della competizione) e della Champions League (dalla quale esce, pur senza perdere, per la regola dei gol fuori casa contro il Barcellona). Eliminato anche in Coppa di Francia (contro l’Evian Thonon Gaillard ai rigori), riesce a conquistare il campionato francese con 2 giornate di anticipo. È il terzo titolo per la squadra della capitale francese, conquistato 19 anni dopo il precedente, e il terzo titolo nazionale conquistato da Ancelotti con tre squadre differenti.[61]

Real Madrid
Il 25 giugno 2013, il Real Madrid ufficializza l’ingaggio di Ancelotti,[62] che firma un’intesa triennale con il club spagnolo.[63]

Ancelotti festeggia nel 2014 la vittoria della décima Champions League nella storia del Real Madrid
Il 18 gennaio 2014, con la vittoria esterna in casa del Betis, Ancelotti raggiunge la cinquecentesima vittoria da professionista.[64] Il 16 aprile mette in bacheca il suo primo trofeo da madridista, battendo il Barcellona per 2-1 nella finale di Coppa del Re.[65] Tredici giorni più tardi, raggiunge la finale della Champions League battendo 4-0 in trasferta il Bayern Monaco di Pep Guardiola (dopo la vittoria 1-0 all’andata).[66] Questa è la quarta finale di Champions League per Ancelotti come allenatore, che eguaglia il record di Miguel Muñoz, Marcello Lippi e Alex Ferguson.[67][68]
Il 24 maggio, conquista la sua terza Champions (eguagliando il record di Bob Paisley[69]) e porta il Real Madrid alla storica Décima[70]. La vittoria arriva grazie a una remuntada iniziata nei minuti di recupero: in svantaggio per 0-1 nei confronti dell’Atlético Madrid, le Merengues ottengono il pari al 93′ con Sergio Ramos, per poi dilagare ai supplementari e vincere 4-1. Ancelotti, con questo successo, diventa il quinto allenatore, dopo Ernst Happel, Ottmar Hitzfeld, José Mourinho e Jupp Heynckes, a vincere il trofeo con due squadre diverse.[71] Come già nel 2002-2003, il triplete sfuma: in Campionato, la squadra non va oltre il terzo posto, fermandosi dietro l’Atletico Madrid e il Barcellona, per i risultati degli scontri diretti (a parità di punti complessivi).

La stagione 2014-2015 si apre con una sconfitta nella Supercoppa di Spagna perdendo il doppio confronto contro i campioni di Spagna dell’Atletico Madrid. Si rifà in Supercoppa Europea battendo il Siviglia e conquistando il 20 dicembre il Mondiale per Club. Il finale di stagione comunque si rivela per certi versi fallimentare, il Madrid viene eliminato agli ottavi di finale della Coppa del Re dai rivali dell’Atletico Madrid, in Champions League arriva fino alle semifinali dove viene eliminato dalla Juventus mentre in campionato chiude al 2º posto alle spalle del Barcellona (vedendo sfumare la possibilità di vincere quattro campionati in quattro paesi diversi; risultato ottenuto due anni dopo in Germania alla guida del Bayern Monaco). Il 25 maggio 2015 viene così esonerato.[72]

Bayern Monaco

Ancelotti alla guida del Bayern Monaco nel 2016
Il 19 dicembre 2015 viene ufficializzato come nuovo allenatore del Bayern Monaco con un ingaggio a 8 milioni di euro a stagione, al posto di Josep Guardiola, a partire dal 1º luglio 2016 e per le successive tre stagioni.[73]

Il 14 agosto vince il primo trofeo alla guida dei bavaresi: la Supercoppa di Germania, vinta 2-0 contro il Borussia Dortmund. Il 25 febbraio 2017 colleziona la millesima partita da allenatore in carriera nella partita Bayern Monaco-Amburgo vinta 8 a 0. Il 29 aprile 2017, dopo la vittoria per 0-6 in casa del Wolfsburg, vince il titolo di campione di Germania con 3 giornate di anticipo.[74][75] Con la vittoria del campionato tedesco, entra nella stretta cerchia di allenatori capaci di vincere il titolo in quattro paesi diversi (nel suo caso Italia, Inghilterra, Francia, Germania), raggiungendo Giovanni Trapattoni, Ernst Happel, Tomislav Ivić, José Mourinho.[3]

Il 28 settembre 2017 viene esonerato dal Bayern Monaco in seguito alla sconfitta per 3-0 in Champions League contro il Paris Saint-Germain[76] e il non brillante avvio di stagione in Bundesliga.[77][78]

Napoli
Il 23 maggio 2018 viene ufficializzato come nuovo allenatore del Napoli, tornando ad allenare in Italia a nove anni dall’esperienza milanista.[79]

Vita privata
Ancelotti è stato sposato per 25 anni con Luisa Gibellini, da cui ha avuto due figli: Katia e Davide. Dopo la fine del suo matrimonio, ha avuto una relazione di qualche anno con una giornalista rumena, Marina Cretu. Nel 2011, mentre era al Chelsea, ha conosciuto Mariann Barrena McClay, una donna d’affari canadese di origini spagnole, con la quale si è sposato nel luglio 2014 a Vancouver.[80]

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