Trotzki a Napoli

Attracca con il piroscafo “Praga” in viaggio verso la Francia, da dove poi dovrà raggiungere la Danimarca per una conferenza. Scende per una breve visita a Pompei. Così scrive La Stampa:

Leone Trotzki ha trascorso l’intera giornata a Napoli; a Napoli per modo di dire, perché l’incubo di rimanere vittima di emissari, lo ha indotto a rinchiudersi nell’appartamento che egli occupa a bordo del piroscafo Praga, protetto dall’assidua vigilanza armata del segretario e di due agenti privati, due giovani imberbi che lo seguono dovunque. Il timore di cadere vittima dei bolscevichi si è mutato nell’ex-capo della Russia bolscevizzata, in un vero e proprio senso di terrore. Trotzki è prigioniero di se stesso, vive solo, ramingo, circondato da agenti e armato fino al denti, temendo di tutto e di tutti. Viaggia sotto il nome falso di Leone Sedoff Effendi, nato nel 1879, con passaporto turco, che è valevole per un solo viaggio di andata e ritorno dalla Turchia in Danimarca. L’annotazione del passaporto dice: “Viaggia a suo rischio, senza alcuna assistenza da parte delle autorità consolari, perché rifugiato russo”. Anche la moglie di Trotzki, che viaggia col nome di Natalia Sedoff, nata a Romni nel 1882, possiede un uguale passaporto, il quale, come quello del marito, è valido per soli otto giorni, compreso il giorno d’arrivo e quello di partenza dalla Danimarca. A bordo del Praga del Lloyd Triestino, Trotzki occupa l’appartamento di lusso numero uno, sul ponte della passeggiata; gli agenti occupano quello adiacente. A turno, durante il giorno e la notte, gli agenti montano di guardia all’ingresso dell’appartamento di Trotzki. Quattro ore di guardia e due di libertà. L’appartamento ha tutti gli oblò sbarrati; nessuna comunicazione con l’esterno. Trotzki non lascia la sua cabina. Lì scrive e lavora; consuma i pasti. Una sola persona ha potuto penetrare nell’appartamento, una cameriera, mentre Trotzki però è in un’altra camera.

La signora, una donna ossuta e magra, dai capelli arsi e rossicci, passeggia qualche volta in coperta, ma Trotzki mai. Qualche rara volta, molto tardi, verso la mezzanotte, o all’alba, ha azzardato qualche passo sul ponte delle lande, preceduto e seguito dai suoi agenti. Ha sempre vivo il timore di essere avvicinato da russi, imbarcati a bordo sotto falso nome. Perfino la posta non gli viene consegnata personalmente, ma per il tramite del suo segretario. Durante la navigazione, Trotzki ha ricevuto telegrammi da Londra e New York. Da New York gli si è radiotelegrafato per offrirgli la partecipazione a un film sulla rivoluzione bolscevica. Qualora egli accettasse, riceverebbe in Danimarca un forte anticipo da persone atte a trattare l’affare; ma Trotzki ha stimato più prudente rifiutare. L’incubo della Ceca lo induce alla solitudine e al silenzio. Egli lavora attualmente a un volume sulla rivoluzione, ma non ha firmato contratti di sorta. L’unica persona che ha potuto scambiare a bordo qualche parola con lui è un giornalista ebreo tedesco, intimo amico del traduttore di Trotzki. Sembra che egli sia per intavolare delle trattative per la pubblicazione del nuovo volume. Nessun altro giornalista ha avvicinato Trotzki. Sul Praga è anche imbarcato un giornalista polacco, il Lubiski, che conobbe il Trotzki durante il periodo della sua permanenza in Siberia. Approfittando della circostanza, Lubiski si era fatto annunziare, al suo arrivo, per consegnargli un telegramma. Ma Trotzki non ha ceduto; l’inesorabile segretario si è presentato all’uscio, ha ritirato il dispaccio, e, in ringraziamento, ha consegnato a Lubiski una ricevuta firmata da Trotzki. “La prudenza non è mai eccessiva” — deve pensare l’ex-commissario del popolo, che conosce bene i procedimenti della Ceca — ragione per cui, nel suo appartamento, ha disseminato rivoltelle un po’ dappertutto, sul comodino sullo scrittoio, nel salotto da pranzo; perfino in camera da bagno accanto alla vaschetta del sapone, c’è una rivo! o o a l e i a o o i l n i 8 o o . a n a è te, la nostalgia delle armi perseguita Trotzki, che un giorno aveva ai suoi ordini tutti i cannoni, le mitragliatrici e i fucili russi. Oggi le proporzioni sono alquanto diverse; l’arsenale di Trotzki riduce a una decina di rivoltelle, così come l’esercito rosso, che egli ispezionava dall’alto del suo cavallo, è ridotto a due uomini e un caporale. Quando, al passaggio del canale Corinto, giorni fa, egli si lasciò andare, alle undici di sera a muover qualche passo sul ponte di passeggiata, dalle sponde del canale, alcuni sovversivi greci lo hanno riconosciuto e l’hanno applaudito chiamandolo per nome. Ha avuto allora un senso di terrore, e si è subito rifugiato in cabina, donde non è uscito, neanche durante la sosta al Pireo, spaventato dalla presenza dei giornalisti, fotografa e cinematografai.

Lo stesso senso è accaduto stamane all’arrivo a Napoli. Poiché riusciamo a salire sul “Praga”, col capitano di porto e il medico sanitario, prima dell’ingresso del piroscafo in porto, alle 5,30 del mattino, quando è ancora notte e solo uno scialbo e freddo riflesso biancastro si delinea dietro al Vesuvio sorprendiamo Trotzki sul ponte, insieme al segretario Jan Frankl, un ceco-slovacco, e a uno degli agenti, l’ingegnere Pierre Franck, un parigino di 27 anni. L’altro agente, un tedesco di Lipsia, Karl Fritz, era di guardia all’appartamento. Trotzki si cala il berrettino grigio sugli occhiali d’oro, alza il bavero di pelliccia del suo pastrano marrone e manda uno sguardo d’acciaio all’indirizzo degli agenti. Cammina nervosamente, rapido, curvato su se stesso. Manda un’occhiata in giro; poi, con subita decisione, ridiscende la scaletta e si rinchiude in cabina. Quando il piroscafo attracca al molo Pisacane, salgono a bordo giornalisti e cinematografisti. Prendono a assedio l’appartamento del teorico del bolscevismo. Ma Trotzki è invisibile. E’ stato il signor Frankl, ad avere, a bordo, una breve conversazione con i rappresentanti della stampa italiana ed estera, che si erano dati convegno sulle calate del porto. E ha detto che Leone Trotzki non aveva da fare dichiarazioni né alla stampa italiana né a quella estera, e che voleva essere lasciato tranquillo perché indisposto. Non convinti dall’esplicita dichiarazione, i giornalisti hanno stabilito un regolare turno di guardia intorno all’appartamentino di bordo, sotto lo sguardo vigile dei due agenti privati di Trotzki. DI tanto In tanto la porticina della cabina si apriva appena, per l’entrata e l’uscita della cameriera o del segretario, mentre gli agenti comunicavano attraverso i finestrini — dalle tendine completamente abbassate — le posizioni strategiche che andavano assumendo i giornalisti. Una serie più intensa di questi misteriosi colloqui, attraverso le tendine, è cominciata quando sul piazzale del molo Pisacane sostarono le automobili della Paramount e della Fox Movieteme, nonché quella che aveva trasportato a Napoli, da Roma, durante la notte, una comitiva di fotografi Italiani e stranieri. Alle 7,30 il commissario di polizia dello scalo marittimo, dopo aver preso visione del passaporti, ha fatto sapere a Trotzki, sempre a mezzo del segretario, che le autorità italiane non si opponevano all’eventuale sbarco. Ma il presidio foto-clne-giornalistico non smontava, anche in considerazione della bella giornata. Trotzki, dal canto suo, era stato reciso; aveva fatto sapere che, ove i giornalisti non si fossero allontanati, non sarebbe uscito di cabina. — Come avrebbe potuto il signor Trotzki — pensavano giornalisti e fotografi — resistere all’attrattiva di godersi sia pure dai cristalli di un’automobile, la bella giornata? E Trotzki, infatti non ha saputo resistere.

Verso le otto la porticina sulla quale convergevano gli sguardi dei componenti l’eccezionale presidio, ha cominciato ad aprirsi e a chiudersi con maggiore frequenza. Il segretario, dopo avere impartito degli ordini, è scomparso per qualche minuto, ricomparendo poi col cappotto già indossato; gli agenti fidati hanno rifatto più volte il corridoio, che immetteva alla scaletta di discesa. Insomma, tutto un eccezionale movimento, che si è concluso poi con l’apparizione di Trotzki. Preceduto e seguito dai suoi agenti, accompagnato dalla moglie e dal coniugi Gold, di nazionalità americana e suoi amici, Leone Trotzki, alle 8,35 è uscito dalla cabina e ha preso il primo contatto col sole. Ha guardato Intorno a sé con apparente circospezione, ha osservato attraverso gli occhiali, e fugacemente, quelli che gli stavano più vicino, ha percorso il corridoio con passi brevi ma sveltissimi; e raggiunta la scaletta, è disceso quasi correndo a terra come se avesse paura, come se qualcuno lo inseguisse. E lo inseguivano soltanto i suol agenti fidati, la moglie, i coniugi amici e il segretario. I giornalisti si mantenevano a distanza, soddisfatti di quanto era avvenuto; e si dice soddisfatti in quanto essi l’avevano provocato con l’allontanarsi, ma pur non rinunziando alle posizioni strategiche intorno alla macchina, noleggiata nel porto stesso, sì sono schierati solo allora i giornalisti, che avevano rimesso a posto la stilo, e i fotografi che avevano fatto rientrare gli obbiettivi. E’ un po’ invecchiato, la barbetta a punta è diventata più brizzolata, ma gli occhi sono sempre vivacissimi e luccicano sotto gli occhiali che sono d’oro come alcuni dei suoi denti. La gita a Pompei è stata breve. A mezzogiorno Trotzki è salito a bordo, e questa volta ben deciso a non più lasciare l’appartamento. La moglie, che in Russia era direttrice generale dei musei, ha voluto visitare la città; e ridiscesa dal Praga accompagnata dai signori Gold, ha visitato il museo, qualche chiesa, qualche rione di Napoli vecchia, e alle 17 ha fatto ritorno a bordo. Trotzki ha dichiarato al suo segretario, che è stato sensibilissimo alle cortesie trovate in Italia. Negli altri paesi, ha dovuto attendere dieci o dodici giorni il permesso di soggiorno. Invece 48 ore sono state sufficienti per ottenere non solo il permesso di soggiorno ma la garanzia della sua persona. Questa sera, verso la mezzanotte, il Praga è partito alla volta di Marsiglia. Qui Trotzki lascerà il piroscafo e proseguirà in treno fino a Parigi, per imbarcarsi a Dunkerque per la Danimarca, ove terrà una sola conferenza. Ma se non farà in tempo a prendere il piroscafo, non è escluso che faccia il viaggio per via aerea.

Mussolini a Napoli

muss5IL PROGRAMMA – Benito Mussolini arriverà a Napoli a bordo dell’Aurora e riceverà nel Palazzo del Governo i grandi ufficiali dello Stato; presiederà poi il Gran Rapporto dei Direttori Federali alla Sala Maddaloni. Il Duce pronunzierà poi un discorso in piazza Plebiscito. Durante le due giornate avranno inoltre luogo: visita alla Federazione Fascista, ai lavori del porto con l’inaugurazione della Caserma della Milizia portuale, alle case popolari con l’inaugurazione delle scuole Luzzatti, ai lavori del nuovo Ospedale, all’Istituto dei ciechi “Paolo Colosimo”, al Maschio Angioino e al Banco di Napoli. Mussolini si recherà anche agli scavi di Pompei e di Ercolano. Scrive La Stampa: ” In tutti gli ambienti cittadini non si parla che di queste due memorabili giornate che segneranno un’altra luminosa data nella storia del Fascismo napoletano”.

Da La Stampa: “Al momento dello sbarco, per disposizione di S. Em. il Cardinale Ascalesi, le campane di tutte le chiese suoneranno a distesa”.

IL PERCORSO DEL CORTEO – In automobile, scortato dai carabinieri a cavallo, da piazza del Municipio, via San Carlo, piazza Plebiscito.  “Il popolo napoletano potrà adunarsi nell’immensa piazza Municipio e avere cosi la gioia di dare il suo primo saluto al Duce”.

Alle ore 16, il Duce parlerà al popolo e ai fascisti inquadrati in piazza Plebiscito.

“I fascisti napoletani, nove anni or sono, nella sera del 23 ottobre, ricevettero, con l’entusiasmo più schietto e con la fede più sincera, il Duce amatissimo e gli fecero dono del loro cuore. Vibravano ancora nell’aria i canti dei giovani e negli animi v’era tanta impazienza, tanto amore, tanta speranza. Questa sera, a nove anni di distanza, gli stessi canti hanno salutata la gloriosa insegna del Partito, tornata nella nostra città per affermare e consacrare il grande cammino percorso”. Continua a leggere