Stop a Fellaini

Fellaini infortunato. Il Napoli interrompe le trattative con il Manchester United.

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Il Natale di Sallustro

“Passerò il Natale e le feste in casa ove del resto sono costretto da una decina di giorni per guarirmi definitivamente dalla noiosa lombaggine che mi affligge da mesi. Così non potrò partecipare alla partita internazionale di Santo Stefano e mi dispiace solo per il mio orgoglio poiché sono certo che i miei compagni di squadra sapranno tenere alto il nome di Napoli come del resto hanno dimostrato a MIlano. Nella mia famiglia troverò motivo di gioia grandissima perché quest’anno è con noi il mio caro papà che i suoi affari d’America hanno tenuto e terranno ancora lontano da noi”.

(da La Stampa del 25 dicembre)

Vittorio Pozzo, elogio di Cavanna e Vincenzi

Cavanna è non da oggi soltanto uno dei portieri d’Italia che maggiormente si distinguono: possiede intuito, scatto, colpo d’occhio, precisione e discernimento sul da fare nei momenti difficili.

Vincenzi ha dato la conferma dei progressi fatti in questa stagione. Una volta, il suo giuoco era tutto o in gran parte basato sull’irruenza, sullo slancio e sulla decisione, sulla palla e sull’uomo. Ora l’azione si è fatta più intelligente e più studiata. Come avviene a tanti giuocatori, come avviene a tanti uomini in genere, ad un certo punto della carriera, il giudizio prende il sopravvento sull’impeto: l’esperienza sconsiglia l’uso puro e netto dei mezzi fisici ed induce a dar la preferenza alla via del discernimento e dello studio. Diversamente da una volta Vincenzi non si getta ora più all’impazzata incontro agli attaccanti sopravvenenti in corsa, e più non corre il rischio di prender contemporaneamente palla e uomo. Studia la posizione dell’avversario, cura la postazione propria, giuoca con prudenza, bada ad esser preciso, e riesce ad essere più utile di quanto ero più coreografico.

(Vittorio Pozzo, La Stampa)

Muore il presidente Giorgio Ascarelli

(da riccardocassero.it)

(tratta da riccardocassero.it)

Ad appena 36 anni, muore all’alba del 13 marzo 1930 di peritonite perforante il presidente Giorgio Ascarelli, napoletano della zona Pendino. Abile industriale tessile, di origine ebrea, aveva fatto costruire a proprie spese lo stadio Vesuvio al rione Luzzati. Nel giorno dell’inaugurazione, non fu trovato tra le autorità in tribuna: se n’era andato in un settore di second’ordine a godersi tra la folla quel momento.

I suoi funerali si tengono venticinque giorni dopo l’inaugurazione dello stadio. Il carro funebre percorre l’intera città, da Villa Bice, al civico 169 di Via Posillipo, fino al cimitero ebraico. Le strade vengono chiuse al traffico. La squadra, che si trova in ritiro ad Arese, vicino Milano, si mette in treno il venerdì pomeriggio, partecipa ai funerali il sabato e subito dopo, sempre in treno (in seconda classe) raggiunge di nuovo Milano, dopo una notte scomoda, in tempo per l’incontro col Milan.