La morte di Cavanna

La Stampa

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A proposito di portieri, se n’è andato questa settimana Bepi Cavanna, aveva 72 anni, vercellese. E’ un nome che, ai giovani, dice poco o niente ma che solleva, come si suol dire, un’ondata di ricordi tra noi brizzolati, soprattutto tra i miei coetanei napoletani, perché Cavanna nei lontanissimi anni Trenta, fu un idolo per i tifosi del “ciuccio”.
Cavanna, che contò anche sei presenze nella Nazionale B, noi ragazzi di allora lo adoravamo per due ragioni: primo, perché era lo zio di Silvio Piola; secondo, perché parava da padreterno, tanto che lo chiamavano il “giaguaro” o la “pantera” o qualcosa di simile. Non ricordo bene i particolari, ma mi pare che Silvio avesse esordito proprio contro lo zio e che gli avesse mollato non so più se due o tre gol. Insomma un esempio di irriverenza che a noi scugnizzi partenopei, contestatori da sempre di tutti i poteri costituiti, compresi quelli familiari, ci piacque da morire anche se si ritorceva contro il nostro prediletto Napoli.

(Antonio Ghirelli, La Stampa, 6 novembre 1976)

La pagina di Cavanna